Pensioni: le sparate dei partiti in campagna elettorale. Dai 1.000 euro del Berlusca all’Ape sociale del Pd

Mentre i sindacati chiedono un maggiore flessibilità in uscita a partire dai 62 anni e una misura che possa rappresentare una garanzia per i lavoratori più giovani, o, in alternativa, i 41 anni di contribuzione, il tema pensioni scalda la campagna elettorale. In assenza di una tempestiva riforma, tra pochi mesi si torna alla Legge Fornero e, con l’inflazione all’8%, il caro bollette e gli aumenti sui beni di prima necessità come quelli alimentari che rendono sempre più critiche le condizioni di vita di milioni di italiani, la questione interessa una vasta platea di elettori. Ma le ultime ipotesi della politica non sembrano conciliarsi con “una riforma delle pensioni che garantisca meccanismi di flessibilità in uscita in un impianto sostenibile, ancorato al sistema contributivo”, di cui il premier Draghi aveva ribadito pochi giorni fa la necessità.

Una carta, quella delle pensioni, subito giocata dal presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi con una proposta già bollata da più parti come una “presa in giro elettorale”. “Nel nostro programma c’è l’aumento delle pensioni, tutte le nostre pensioni, ad almeno 1000 euro al mese per 13 mensilità, c’è la pensione alle nostre mamme che sono le persone che hanno lavorato di più alla sera, al sabato, alla domenica, nei periodi delle ferie e che hanno diritto di avere una vecchiaia serena e dignitosa”, ha annunciato Berlusconi in un’intervista al Tg5, anticipando alcuni contenuti del programma elettorale che FI depositerà al Viminale entro il 12 agosto. Secondo i dati Istat alla fine del 2021 i pensionati erano 16 milioni con una spesa complessiva lorda di quasi 312 miliardi (+1,55% sul 2020). L’importo medio percepito è di 1.620 euro al mese e più di 1 su 3, il 32% del totale, circa 5 milioni e 120mila persone, percepisce meno di 1.000 euro al mese. Una platea che sale addirittura al 40% del totale se si considerano solo gli importi delle prestazioni al lordo dell’imposta personale sul reddito. Se l’idea è quella già lanciata da Fratelli d’Italia di finanziare l’aumento abolendo il Reddito di cittadinanza, i conti non tornano. Secondo le stime riportate dal Sole 24 Ore la proposta costerebbe, infatti, 18 miliardi l’anno a fronte dei 9 miliardi spesi per il Rdc nel 2021.

Dopo aver lanciato per primi la proposta delle pensioni a mille euro, ripresa come cavallo di battaglia da Berlusconi, Fratelli d’Italia rilancia con la salvaguardia delle casse di previdenza private. “Va ripristinata la gestione privatistica delle Casse di Previdenza dei professionisti nell’ottica originaria della riforma del 1994 e della linea ribadita dal professor Cassese. Purtroppo l’ultimo decennio, con i vari governi a trazione Pd, hanno invece ristretto ulteriormente la libertà delle Casse, attraendole de facto nella sfera pubblica. Mi auguro ora che la crisi di Governo ponga un blocco all’emanando decreto sugli investimenti, che davvero introducendo il metodo omologante della evidenza pubblica, significherebbe la morte del sistema privatistico nato nel 1994. Fratelli d’Italia – ha spiegato il senatore di Fratelli d’Italia Andrea de Bertoldi al convegno sul sistema previdenziale promosso dalla Cassa nazionale del Notariato – sarà un baluardo nella difesa dell’autonomia delle Casse ed inoltre chiederemo che si determini per il sistema previdenziale dei liberi professionisti una tassazione ridotta come già avviene per la previdenza complementare. È infatti inaccettabile che chi opera nella previdenza ed assistenza venga tassato alla pari della speculazione”.

Dopo quota 100 la Lega dal canto suo punta ora su Quota 41: in pensione comunque con 41 anni di contributi. Secondo l’Inps la misura costerebbe più di 4 miliardi nel primo anno di “attivazione” e oltre 9 miliardi nel decimo anno.

Sul fronte del Partito democratico n vista della scadenza alla fine dell’anno del meccanismo delle quote, senza il quale si torna a quanto previsto dalla legge Fornero, il ministro del Lavoro Andrea Orlando aveva già annunciato l’intenzione di rinnovare “Opzione donna” e l’“Ape sociale”, “perché hanno ottenuto buoni risultati” anche ampliando e rendendo più strutturale la platea degli interessati.

Il M5s sulle pensioni sembra confermare la linea tracciata dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico: pensione anticipata a 63-64 anni con la sola quota del contributivo alla quale si aggiungerebbe poi l’ulteriore quota a partire dai 67. Una soluzione che costerebbe circa 2 miliardi e mezzo in più per i primi anni ma risparmi a medio termine.

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