Fondazione Migrantes:il fallimento dell’Europa per l’immigrazione e l’asilo

Le cronache degli ultimi tempi ci hanno proposto queste situazioni in tema di immigrazione mondiale: le scene d’attualità che ci arrivano dalle diverse frontiere di terra e di mare dell’Occidente: le carovane di persone che dal Centro America cercano una speranza di vita negli Stati Uniti; i profughi in fuga da Paesi devastati (Siria, Iraq, Afghanistan) che non riescono a trovare un’accoglienza dignitosa sulla rotta balcanica; i rifugiati e i migranti bloccati sulla frontiera tra Bielorussia e Polonia, pedine prigioniere delle tensioni tra Minsk, Varsavia e Bruxelles e tenute a distanza con idranti e lacrimogeni da migliaia di militari. Solo in Italia si dà il via libera ai barchini e alle navi Ong che trasportano clandestini in quantità provenienti dalle coste africane.

Si interroga su questa contraddizione la quinta edizione del rapporto che la Fondazione Migrantes dedica al mondo dei richiedenti asilo, dei rifugiati e delle migrazioni forzate. L’accordo di Schengen con le sue frontiere aperte è una delle conquiste più preziose dell’Unione Europea. Però negli ultimi anni lo “spazio Schengen” si è via via allontanato da questa visione: alcuni Paesi infatti – tra cui Germania, Francia, Austria, Norvegia, Svezia e Danimarca – hanno reintrodotto in modo permanente i controlli alle rispettive frontiere interne all’UE.

La Commissione Europea a guida von Der Leyen ha presentato nell’autunno 2020 la sua proposta di riforma del sistema europeo d’asilo. “Approccio globale” e “nuovo meccanismo di solidarietà” sono le parole chiave per comprendere l’impostazione del Patto. Ma scavando appena sotto la superficie si scopre come le sue proposte concrete mescolino e sovrappongano ambiti che dovrebbero rimanere distinti. E, soprattutto, se ne deduce che
l’obiettivo principale è quello di gestire con un unico approccio qualsiasi pressione migratoria sugli Stati membri. In questa nuova ottica la nozione di solidarietà assume un significato non più legato a una condivisione delle responsabilità nella gestione di un sistema d’asilo comune regolato da precise normative, e stravolge la nozione di solidarietà, dando forza a coloro che non vogliono alcuna effettiva equa ripartizione delle responsabilità.

L’Unione Europea “allargata” (cioè quella che comprende i 27 Paesi membri più quelli “associati”, Svizzera, Norvegia, Liechtenstein e Islanda) vede nell’autunno 2021 in crescita, rispetto al 2020, i flussi “irregolari” di rifugiati e migranti ai suoi confini esterni, tanto che si sono contati circa 134 mila ingressi “irregolari” al settembre 2021.

Ai primi di novembre 2021 la stima (minima) dei migranti morti e dispersi nel Mediterraneo ha già superato il totale del 2020, 1.559 contro 1.448. Lo scenario di questo “nuovo” disastro umanitario, circondato dalla sostanziale indifferenza degli Stati europei e dell’UE, è soprattutto il settore del Mediterraneo centrale, sulla rotta che conduce verso l’Italia e Malta, dove sempre ai primi di novembre 2021 si contano già più di 1.200 morti e dispersi, contro i 999 di tutto il ’20. È impressionante anche il quadro che emerge dalla rotta atlantica verso le isole Canarie, territorio
spagnolo: oltre 23 mila gli arrivi nel 2020 contro i 2.700 dell’anno precedente (nove volte tanti), e numeri ancora in crescita nel 2021. Ma nel periodo si è moltiplicato anche il tributo di morti e dispersi in mare: quasi 900 quelli di cui si è avuta notizia nel 2020, il quadruplo rispetto al 2019, e già altri 900 quelli del 2021 (dato ai primi di novembre).
Il rischio per rifugiati e migranti di perdere la vita sulla rotta delle Canarie (morti e dispersi in rapporto agli arrivi) fra 2019 e 2021 ha raggiunto livelli prossimi a quello toccato nel 2019 nelle acque del Mediterraneo centrale, il più elevato in questi anni sulle frontiere dell’UE: un morto o disperso ogni 12 arrivi.

Abbiamo riportato una sintesi del rapporto, con i dati più significativi, che dimostrano come soltanto l’Italia e alcuni paesi che si affacciano sul Mediterraneo siano propensi ad accogliere, secondo le regole internazionali, i rifugiati e i richiedenti asilo. Tutti gli altri paesi si voltano dall’altra parte, disattendendo gli impegni presi. Le inutili e costose ornanizzazioni internazionali (Ue e Onu in primis) non fanno quasi niente, a parte appelli inascoltati, per rimediare a questa situazione. Ma prima o poi qualcunoi dovrà pur porvi rimedio.

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