Il governo francese prepara la rivoluzione del ruolo dei prefetti

Una bozza di decreto del governo francese rischia di sconvolgere le carriere dei prefetti, alti funzionari che non potranno più stare sul campo per più di nove anni di seguito. Un provvedimento contenuto in una bozza di decreto di concerto con il Consiglio superiore della funzione pubblica vieta ai prefetti di rimanere in sede per più di nove anni consecutivi. Una conseguenza della riforma della funzione pubblica apicale varata da Emmanuel Macron nel 2019. La bozza di testo, rivelata dal sito “Acteurs publics”, spiega come saranno inquadrate le funzioni di prefetti e sottoprefetti a partire dal 2023. 
La riforma dei pubblici poteri per l'alta dirigenza prevede la creazione di un organo unico per gli amministratori dello Stato. Era una riforma già immaginata anche in Italia dal ministro Bassanini, che poi ci ha ripensato.
Prefetti, ispettori o diplomatici, la crème dell'amministrazione francese,  non ne avranno più ruoli esclusivi, ma rientreranno nel mucchio dei dirigenti pubblici. L'idea dell'esecutivo è quella di poter disporre di un pool di alti funzionari, da mobilitare secondo necessità. 
Viste le preoccupazioni degli interessati, il governo ha promesso di elaborare "statuti del lavoro" per definire le specificità di ciascuna funzione. Per i prefetti e i sottoprefetti, ad esempio, stabilisce le condizioni per accedere a queste posizioni, crea un comitato consultivo, ma ricorda che i sottoprefetti e i prefetti non hanno né diritti sindacali né diritto di sciopero. Inoltre, in una lettera inviata il 4 dicembre a prefetti e sottoprefetti, Gérald Darmanin, ministro dell'interno, ha annunciato nuove misureper consentire il "pieno e rapido appoggio ai traslochi da parte dell'amministrazione, senza oneri residui per gli agenti, come è prassi per i militari,entro la fine del 2022".
Darmanin promette inoltre che “i costi indiretti legati alla mobilità saranno compensati attraverso una nuova indennità, tenuto conto della composizione familiare, che verrà corrisposta ad ogni appuntamento”. Le modalità di svolgimento della funzione (alloggio, auto aziendale) sono “confermate”. E il ministro assicura che le procedure fiscali saranno agevolate e conclude la sua lettera con un'aggiunta scritta di suo pugno: "Siate certi della gratitudine del governo per la vostra azione a favore della Repubblica".

Insomma, il governo sta facendo tutto per rendere meno amara possibile questa pillola imposta ai prefetti. Questa è la logica della riforma: ora si parla di occupazione, e un lavoro è necessariamente limitato nel tempo per consentire mobilità e rotazione. Il provvedimento "mira a favorire la diversità dei corsi", spiega un consigliere dell'esecutivo. Questo era infatti uno degli obiettivi principali della riforma dell'alta dirigenza: commistione di profili, diversificazione di esperienze”. Ma questo provocherà molte inquietudini tra i prefetti. "I respiri non servono, riconosce Bernadette Malgom, ex prefetto della Bretagna ed ex segretario generale del ministero dell'Interno, e quindi dirigente del corpo. Ma per le posizioni più alte, come Ille-de-France o la polizia, questo può bloccare e incoraggiare il paracadutismo. Inoltre, va inteso che quella del prefetto è una professione che si sperimenta sul campo e condivide l'esperienza, perché a lui spetta l'applicazione della legge, compreso l'uso della forza». E non sono esperienze che si acquisiscono facilmente e tutto d'un botto, occorre una specifica preparazione, senso di responsabilità e equilibrio. 

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