Bergoglio: Papa o politico, ancora insiste su clima e immigrazione.Va bene il sociale, ma il popolo di Dio ha anche esigenze religiose

Papa Francesco oramai non parla quasi più di argomenti religiosi, ma solo di questioni sociali a senso unico, il clima e i migranti. Sembra più un politico che un Pontefice, quasi un segretario dell’Unhcr e un organizzatore dei Fridays for Future di Greta Thunberg.

CLIMA – Riferendosi alla Cop26 di Glasgow che si avvia verso l’ennesimo fallimento, Bergoglio implora: «Imploriamo i doni divini di saggezza e forza su coloro che sono incaricati di guidare la comunità internazionale mentre cercano di affrontare questa grave sfida con decisioni concrete ispirate dalla responsabilità verso le generazioni presenti e future. Il tempo sta finendo; questa occasione non dev’essere sprecata, a meno di dover affrontare il giudizio di Dio per la nostra incapacità di essere amministratori fedeli del mondo che lui ha affidato alle nostre cure».

Lo dice il Papa nella lettera inviata ai cattolici di Scozia in cui esprime il suo dispiacere per non aver potuto partecipare alla riunione della Cop26 a Glasgow. «Come sapete, speravo di partecipare alla riunione della Cop26 a Glasgow e di spendere un po’ di tempo, per quanto breve, con voi – afferma Francesco nella lettera -. Mi dispiace che questo non si sia rivelato possibile. Allo stesso tempo, sono lieto che oggi vi uniate nella preghiera per le mie intenzioni e per il fruttuoso esito di questo incontro inteso ad affrontare una delle grandi questioni morali del nostro tempo: la preservazione della creazione di Dio, donataci come giardino da coltivare e come casa comune per la nostra famiglia umana».

MIGRANTI – Pareva impossibile che, dopo aver rivolto un messaggio ai grandi della Cop26 per il clima, il Pontefice non tornasse sul suo tema preferito, l’accoglienza ai migranti e i vantaggi delle migrazioni (che solo lui,  i suoi seguaci e le sinistre vedono). Ammonisce ancora una volta: «Nella gestione dei migranti la parola d’ordine è integrare o arrivano problemi gravi. Ricevere, accompagnare, promuovere e integrare. I quattro passi. Se non arriviamo all’integrazione possono dare dei problemi, e gravi.  A me sempre viene in mente la tragedia di Zaventem: coloro che hanno fatto questo erano belgi, ma figli di migranti non integrati, ghettizzati. Accogliere, accompagnare, promuovere e integrare». Quindi la colpa è di noi europei, non dei migranti che delinquono.

Dice Bergoglio «L’Europa è una casa comune, spesso vediamo i migranti solo come altri da noi, come estranei. In realtà, anche leggendo i dati del fenomeno, scopriamo che i migranti sono una parte rilevante del noi, oltre che, nel caso degli emigranti italiani, delle persone a noi prossime: le nostre famiglie, i nostri giovani studenti, laureati, disoccupati, i nostri imprenditori. La migrazione italiana rivela – come scriveva il grande Vescovo Geremia Bonomelli, fondatore dell’Opera di assistenza degli emigranti in Europa e in Medio Oriente – un’Italia figlia, in cammino in Europa, soprattutto, e nel mondo. E’ una realtà  che sento particolarmente vicina, in quanto anche la mia famiglia è emigrata in Argentina. Il noi, dunque, per leggere la mobilità». Per questo forse parla di migranti a ogni piè sospinto, esagerando talvolta.

«Gli emigranti sono una benedizione anche per e nelle nostre Chiese in Europa. Se integrati, possono aiutare a far respirare l’aria di una diversità che rigenera l’unità; possono alimentare il volto della cattolicità; possono testimoniare l’apostolicità della Chiesa; possono generare storie di santità.Nello stesso tempo, le migrazioni hanno accompagnato e possono sostenere, con l’incontro, la relazione e l’amicizia, il cammino ecumenico nei diversi Paesi europei dove i fedeli appartengono in maggioranza a comunità riformate o ortodosse. In questo senso, constato con piacere che il percorso sinodale delle Chiese in Italia, anche grazie al lavoro pastorale della Fondazione Migrantes, si propone di considerare le persone migranti come una risorsa importante per il rinnovamento e la missione delle Chiese in Europa. Soprattutto il mondo giovanile in emigrazione, spesso disorientato e solo, dovrà vedere una Chiesa con i suoi Pastori attenta, che cammina con loro e tra loro».

Non ci meravigliamo poi se il numero dei cattolici scema sempre più, forse si aspetterebbero altre indicazioni dal Pontefice.

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