Mes: Italia, Irlanda e Finlandia bloccano la riforma. Approvazione slitta

BRUXELLES – L’approvazione o meno del meccanismo del Mes è stato a suo tempo al centro di battaglie politiche e dichiarazioni positive o negative dei vari esponenti politici. Contrarie in Italia le destre, favorevoli le sinistre, in prima fila Italia Viva e Renzi. Il silenzio era poi calato sulla riforma del sistema, ma adesso in Europa si torna a parlare di questo contestato strumento.

“Per l’entrata in vigore del backstop previsto nella riforma del Mes servono ratifiche a livello nazionale” e in alcuni Paesi “c’è ancora del lavoro da fare. Vi è il rischio, essenzialmente, che non saremo in grado di attuare la riforma dal primo gennaio”. E’ quanto sottolineano fonti dell’Eurogruppo spiegano che il ritardo non è dovuto “a un blocco politico di alcuni Stati, si tratta di una questione tecnica”. Tra gli Stati che non hanno ancora ratificato il Meccanismo europeo di stabilità le fonti citano “Irlanda, Italia e Finlandia” mentre in Germania si attende il pronunciamento della Corte Costituzionale.

Sulla questione della riforma del Patto di Stabilità e Crescita, “tutti” i ministri delle finanze Ue “capiscono la necessità di applicare le regole” sui conti pubblici “in modo intelligente” e “nessuno crede che l’applicazione cieca della regola del 60%” del rapporto debito/Pil “sia la strada giusta da percorrere”. Lo spiega un alto funzionario Ue in vista dell’Eurogruppo di lunedì a Bruxelles che avvierà la discussione sulla riforma del Patto di Stabilità. I ministri non dovrebbero concentrarsi su aspetti numerici o tecnici del quadro legislativo ma sugli obiettivi macroeconomici da raggiungere, aggiunge il funzionario, evidenziando che c’è “consenso” sulla necessità di garantire la crescita.

“Dobbiamo riflettere su come le nostre regole di bilancio possano garantire una graduale e realistica riduzione degli elevati livelli di indebitamento” degli Stati membri “senza soffocare la crescita”. Lo ha detto il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, a una conferenza sulle scelte strategiche dell’Europa per il 2021, sottolineando che “senza crescita sarà estremamente difficile controllare il debito”, evidenza mostrata dai dati del secondo trimestre di quest’anno, quando “il debito pubblico dell’area dell’euro è sceso al 98% grazie al rimbalzo del Pil”. “Credo che ci sia un’ampia comprensione del fatto che non sia una questione di ‘se’ cambiare le regole, ma piuttosto di ‘come’ cambiarle”, ha aggiunto Gentiloni, spiegando che nei prossimi mesi Bruxelles vuole impegnarsi “su questo ‘come'” per “costruire un consenso” tra gli Stati membri “sulla strada da percorrere, con mente aperta, nuove idee e pensieri”.

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