La CoP Onu sul clima nasce a Berlino, inaugurata dalla 40enne Merkel. 25 anni di riunioni inconcludenti (video)

A Glasgow si riunirà per la 26.ma volta la CoP dell’Onu (Conferenza ONU sul cambiamento climatico), l’assemblea dei paesi più importanti del mondo che trattano dei problemi del clima. Inutilmente fino ad oggi, speriamo che a Glasgow vada meglio. Ma quando nacque l’idea di una santa alleanza (per ora fallita) degli Stati per contenere i danni climatici? Era il 18 marzo del 1995, e a Berlino i leader di 197 nazioni – che tre anni prima a Rio avevano firmato la Convenzione quadro sul clima -si riunirono per la prima Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite. A presiederla c’era una quarantenne Angela Merkel, che rimarcò il bisogno di cambiar rotta delle nazioni industrializzate di cambiar rotta circa il proprio modello di sviluppo. Da allora, la COP, che in questi giorni a Glasgow si riunisce per la 26esima volta. è divenuta un evento contenitore. Il telegiornale europeo Euronews in occasione dell’apertura della 26,ma edizione del vertice ne ha ripercorso tutte le tappe, ecco il resoconto. (video a questo link)

Dopo il 1997, quando a Kyoto, in Giappone, fu ratificato durante la COP 3 il celebre protocollo per il contenimento delle emissioni di GEI (gas serra), rigettato da Cina e Stati Uniti, la conferenza delle parti è divenuta il luogo per ridiscuterne gli obiettivi, finora largamente disattesi.

Tra il 1998 e il 2006 – quando disastri e stravolgimenti climatici iniziavano a farsi sempre più frequenti – il vertice si è riunito per ben 9 volte, quasi senza progressi significativi. Fu però con la conferenza del 2007 che i segnali del riscaldamento globale vennero riconosciuti come incontestabili, e fu quindi adottato il “Piano d’azione di Bali”
Due anni e infinite negoziazioni dopo, tutti gli occhi del mondo erano puntati sulla Cop15 di Copenaghen: ma il nuovo attesissimo protocollo per la riduzione delle emissioni fu, ancora una volta, silurato da Washington e Pechino che decisero che gli accordi non sarebbero stati vincolanti.

L’anno successivo, la Cop16 in Messico segnò la nascita del Fondo Verde per il Clima, che mirava, entro il 2020, a raccogliere cento miliardi di dollari l’anno per aiutare i paesi poveri a sostenere i costi della lotta al cambiamento climatico.
Tre anni dopo, a Varsavia, la COP19 mirava a un accordo per la riduzione dei gas inquinanti entro il 2015, ma diversi paesi, tra cui la stessa Polonia, si opposero.

Molto più ambiziosa fu la COP 21, che nel 2015 in Francia portò alla firma del celebre Accordo di Parigi, adottato da 197 paesi ma fin troppo disatteso negli anni seguenti, che fissava a 2° C il tetto per l’aumento della temperatura globale tramite la riduzione di combustibili fossili
L’ultima conferenza, la COP25 – inizialmente cancellata per la crisi politica del paese ospite, il Cile – fu recuperata in tempo record dalla Spagna, che la spostò a Madrid: ma anche allora quasi nessun risultato fu raggiunto sulle questioni più ambiziose, come la creazione di un quadro normativo per un sistema globale di commercio del carbonio.

Oggi, per qualcuno, la conferenza in corso a Glasgow rappresenta l’ultima occasione di invertire la rotta: resta da vedere se i paesi membri saranno in grado di trovare una quadra e attenervisi, rompendo così il circolo vizioso di 25 anni di grandi obiettivi e ancor più grande inconcludenza. Il premier Draghi e il suo collega Boris Johnson, organizzatore del vertice, si dimostrano fiduciosi. Greta Thunberg, naturalmente presente a Glasgow e i suoi attivisti, denominati ormai i gretini, sono di parere diverso. Vedremo chi avrà ragione.

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